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Parco Nazionale della Majella – Turismo a cavallo
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Parco Nazionale della Majella

Un Parco tutto di montagna, la Montagna Madre d’Abruzzo nella parte più impervia e selvaggia dell’Appennino Centrale, la Montagna “Sacra”, perché pervasa da una sacralità monumentale che da sempre ispira profonda religiosità e per questo tanto cara al Papa Celestino V e agli eremiti. Il Parco del Lupo, dell’Orso, dei vasti pianori d’alta quota e dei canyons selvaggi e imponenti, ma anche il Parco degli Eremi, delle Abbazie, delle capanne in pietra a secco, dei meravigliosi centri storici dei Comuni che ne fanno parte. Un Parco che vi aspetta con tutto il calore, la gentilezza e l’ospitalità proprie dell’Abruzzo forte e gentile

La Majella, oltre che di natura selvaggia, è straordinariamente ricca di testimonianze storiche, archeologiche e architettoniche. In effetti è sempre stata abitata, sin dal Paleolitico 800.000 anni fa. Compaiono dapprima dell’Homo erectus, nel Paleolitico inferiore, e poi il sapiens neanderthalensis, nel Paleolitico medio.
Intorno a 35.000 anni fa compare il sapiens sapiens, che segna l’inizio del Paleolitico superiore. È questo il lungo periodo del cacciatore raccoglitore, organizzato in piccole bande che utilizzavano le risorse naturali della montagna per procurarsi cibo, attraverso la raccolta dei prodotti spontanei e la caccia dei grandi mammiferi; utilizzavano anche materiali naturali, come la selce, per ricavare degli strumenti.
Ricche testimonianze di questo vasto periodo sono state rinvenute negli importanti siti di Valle Giumentina, Grotta degli Orsi e Grotta del Colle.
Nel Neolitico (dai 6600 ai 4500/4000 anni orsono), giunsero dall’area balcanica le popolazioni portatrici dell’agricoltura; ci fu certamente una fusione con i cacciatori e raccoglitori dell’epoca precedente. Cambiarono soprattutto le forme di insediamento: non più in grotta, ma “in villaggi all’aperto formati da capanne impostate a fior di terra, mentre le grotte passarono ad essere luogo di sepoltura per defunti e per eseguire riti e cerimonie sacre”. Insieme con l’agricoltura questa popolazione sviluppò anche l’allevamento, ma di tipo stanziale, che si distingue dalla vera e propria pastorizia.
Di questo periodo si hanno numerosi resti di scheletri umani completi di cranio, come quello rinvenuto nel 1914, nella località Fonti Rossi di Lama dei Peligni, che ha permesso di parlare decisamente dell’Uomo della Maiella. Di questa popolazione si conoscono diversi luoghi di accampamento e altri di culto, in cui sono stati rinvenuti manufatti in ceramica, dapprima solo impressa, poi diversamente lavorata e decorata, che rivelano la produzione di vasellame, adibito alla cottura e alla conservazione dei cibi. Dalle Fonti di San Callisto proviene l’idoletto femminile in terracotta ritenuto immagine della “dea madre”.

I maneggi nel parco nazionale:

A cavallo nel Parco Nazionale della Majella

 


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